Moltiplicatore del reddito

Trasferimenti di reddito aggiuntivi

Moltiplicatore del reddito

Questa nota aggiorna stime eseguite da diversi autori nel passato, per mostrare come al Mezzogiorno — senza un recupero di efficienza delle istituzioni — incrementi anche consistenti dei trasferimenti correnti e in conto capitale hanno effetti molto modesti sul divario di reddito con il Centro-Nord. Massicci trasferimenti pubblici per investimenti, specie tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, hanno avuto effetti marginali e comunque non duraturi sui divari di reddito.

Questi trasferimenti si sono tradotti in maggiori consumi e quindi in un tenore di vita materiale più elevato.

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  • Si tratta del regime attrattivo dei soggetti contribuenti, chiamati ad alto reddito e patrimonio, che vengono a trasferire la loro residenza fiscale in Italia.

Il rapporto consumi-PIL e il saldo commerciale delle macro-aree sono esposti nella Tavola 1. Allo stesso modo, il rapporto consumi-PIL al Centro-Nord è in linea con i valori delle generalità dei paesi avanzati, mentre nel Mezzogiorno è fuori scala. Più precisamente, nel Mezzogiorno i consumi totali privati e collettivi trasferimenti di reddito aggiuntivi maggiori del PIL, un caso molto raro a livello internazionale.

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Viceversa, il Centro-Nord ha mantenuto surplus commerciali consistenti e una quota dei consumi sul PIL in linea con le economie avanzate Tav.

Storicamente questo rapporto ha favorito il Mezzogiorno: grazie a massicci investimenti sia pubblici ad es. Cassa del Mezzogiorno che privati in parte a causa di cospicue agevolazioni fiscali e contributivetra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta il rapporto investimenti-PIL del Meridione era tra il 30 e il 40 per cento, contro quello del Centro-Nord che non ha mai raggiunto il 25 per cento.

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Tuttavia, a partire dagli anni Novanta questi rapporti hanno cominciato a diminuire e convergere rapidamente, fino al periodo più recente in cui la quota degli investimenti sul PIL nel Mezzogiorno è scesa sotto quella del Centro-Nord Tav. La forte riduzione degli investimenti fissi lordi nel Mezzogiorno, ben visibile nella Fig. Cosa ne è stato degli enormi investimenti — pubblici e privati — del passato? Perché non si sono tradotti in una convergenza duratura dei livelli di reddito?

Nella realtà, a fronte di questi enormi investimenti, il PIL pro capite del Mezzogiorno è passato soltanto dal 55 per cento al 60 per cento di quello del Centro-Nord.

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In altre parole, anche se la dotazione di capitale del Meridione ha recuperato quasi completamente quella del resto del Paese, questo capitale non è stato impiegato in modo altrettanto produttivo; altrimenti si sarebbe necessariamente tradotto in una convergenza altrettanto rilevante del prodotto pro capite.

Successivamente, da metà degli anni Settanta fino ai primi anni Novanta il rapporto tra PIL potenziale pro capite del Mezzogiorno e del Centro-Nord è rimasto trasferimenti di reddito aggiuntivi costante.

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Infine, nella prima metà degli anni Novanta, questo percorso di recupero e mantenimento si inverte: gli investimenti pubblici in rapporto al PIL calano ugualmente nel Mezzogiorno e nel Centro-Nord, ma quelli privati collassano nel Meridione, portando rapidamente il rapporto investimenti-PIL nel Sud del Paese dal 29 per cento al 20 per cento Il capitale installato pro capite reagisce di conseguenza, crescendo più rapidamente al Centro-Nord che nel Meridione, dando quindi inizio a una divergenza, ulteriormente accelerata dal calo degli investimenti totali avvenuto dopo le crisi del e delche è stato più intenso nel Mezzogiorno.

Ads In ogni caso, il grande fallimento delle politiche per il Mezzogiorno si è consumato nel passato, tra il e i primi anni Novanta, periodo in cui gli investimenti — se solo fossero stati efficienti — avrebbero potuto risolvere quantomeno la parte economica della questione meridionale.

Evidentemente questi investimenti non sono stati trasferimenti di reddito aggiuntivi grado di generare una crescita autopropulsiva e di emancipare il Mezzogiorno dalla necessità di trasferimenti facendone crescere la produttività che è ferma, oggi come in passato, a poco più di metà del Centro-Nord. La ragioni per le quali i massici investimenti dei passati decenni non hanno attivato uno sviluppo autopropulsivo, se non in alcune aree limitate del Mezzogiorno, esula dai limitati scopi di questa nota.

Ci limitiamo ad annotare che dai dati che abbiamo mostrato risulta evidente che la questione cruciale non riguarda le quantità di aiuti pubblici. In particolare non vengono escluse le pensioni.

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Al riguardo si veda: Adriano Giannola, Quei privilegi differenziati che come la bussola indicano sempre il Nord, Il Quotidiano del Sud, 18 settembre Inoltre, il debito pubblico ha origine dal bilancio primario: se questo fosse sempre attivo, il debito pubblico non avrebbe trasferimenti di reddito aggiuntivi di esistere.

Per regionalizzare questa posta occorrerebbe fare delle ipotesi sulla futura distribuzione geografica degli oneri. Gli interventi per lo sviluppo non sono stati aggiuntivi, ma hanno avuto la funzione di sostituire investimenti ordinari.

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È quindi possibile calcolare il rapporto tra capitale installato pro capite al Mezzogiorno e al Centro-Nord in ogni periodo: a parità di efficienza degli investimenti e quindi del capitaleil rapporto tra PIL pro capite del Meridione e del Centro-Nord dovrebbe essere allineato ad esso. Questa discontinuità dovrebbe avere un effetto molto limitato — se non trascurabile — sui rapporti presentati, dato che impatta sia sul numeratore che sul denominatore.

In realtà, secondo aritmetica, è sufficiente che gli investimenti siano maggiori in rapporto al PIL, affinchè la dotazione di capitale pro capite — e formazione sulle opzioni video la capacità produttiva — cresca più rapidamente nel Mezzogiorno.

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Si veda anche: Carlucci C. Felice E. Si veda anche: Sacchi A. Nifo e G.

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  • Il moltiplicatore del reddito è uno degli elementi del modello reddito-spesa ed è utilizzato nella macroeconomia per interpretare i fenomeni economici dal punto di vista della teoria keynesiana.